Germania dolce Germania
Torniamo in Germania” è il nuovo slogan degli imprenditori tedeschi, dice uno studio commissionato dalla Federazione degli ingegneri tedeschi e condotto dal Fraunhofer Institute assieme all’Università di Karlsruhe su un campione di quasi 1.600 imprese del manifatturiero. Nel biennio 2010-2012, soltanto l’8 per cento delle imprese manifatturiere tedesche ha dislocato almeno parte della propria produzione all’estero: è il dato in assoluto più basso degli ultimi 18 anni.
6 AGO 20

"Torniamo in Germania” è il nuovo slogan degli imprenditori tedeschi, dice uno studio commissionato dalla Federazione degli ingegneri tedeschi e condotto dal Fraunhofer Institute assieme all’Università di Karlsruhe su un campione di quasi 1.600 imprese del manifatturiero. Nel biennio 2010-2012, soltanto l’8 per cento delle imprese manifatturiere tedesche ha dislocato almeno parte della propria produzione all’estero: è il dato in assoluto più basso degli ultimi 18 anni. La corsa alla ricerca dei luoghi di produzione con manodopera a basso costo, che a partire dagli anni Novanta aveva spinto un numero crescente di imprese a insediarsi prima nei paesi dell’est Europa e poi in Asia, pare essersi fermata. L’inversione di rotta è iniziata nel 2009, soprattutto nel settore manifatturiero. Un numero crescente di chi negli anni passati ha prodotto, almeno in parte, all’estero, ora sta riconcentrando di nuovo tutto in Germania. Il rientro più massiccio avviene dai paesi europei, un 30 per cento dall’Asia. I motivi di questo ripensamento sono diversi, dettati però tutti in primo luogo dall’esperienza: manodopera a basso costo non significa necessariamente costi per unità di prodotto bassi. Al costo dei lavoratori va infatti aggiunto il trasporto, la logistica, la gestione e l’amministrazione, i rischi geografici e, infine, una qualità del prodotto finale che non sempre corrisponde agli standard richiesti. E’ proprio la qualità il primo motivo del rientro per il 52 per cento delle imprese esaminate. Tra i pionieri del controesodo ci sono imprese di componenti elettroniche, industrie di arredamento e produttori di giocattoli. Imprese che tornano a puntare sul made in Germany per ogni parte del processo.
La lezione che Angela Merkel va impartendo al paese da anni inizia a dare i suoi frutti. E’ dal 2005 che la Kanzlerin ripete: se la Germania vuole continuare a essere testa di serie in Europa e tra le prime potenze economiche a livello mondiale, non può competere sulla base dei prezzi, ma sulla base della qualità, della professionalità, dell’innovazione. Qualcuno pare ora capirlo. E’ vero che il numero delle imprese tedesche che hanno ancora impianti all’estero è di quattro volte superiore a quelle che tornano a casa. Ma l’inversione di tendenza è un segnale incoraggiante anche per l’Unione europea alle prese con un grave problema di disoccupazione.